Amare troppo…Quando il cuore e l’anima si ammalano


Amare troppo può produrre anche danni fisici come stress, ansia, esaurimento, depressione. Se ciò va a incastrarsi con un eventuale compagno manipolatore, alimenta una spirale perversa che arriva a distruggere psicologicamente e fisicamente, fino, nel peggiore dei casi, a portare alla morte per mano di un partner violento: l’uomo che ama in maniera patologica tende inevitabilmente a fare del male alla compagna, mentre la donna che ama troppo danneggia soltanto se stessa.

Quando si ama troppo significa che non ci amiamo abbastanza da ritenerci degne di un sentimento vero e spontaneo, perciò dobbiamo meritarlo amando fuori misura. Questo senso d’inadeguatezza unito all’estremo bisogno d’amore e alla paura di essere abbandonate, ci spinge ad annullarci per un uomo e a investire tutte le energie su di lui rendendolo responsabile della nostra felicità. Un sentimento che nasce da insicurezza, bisogno o paura non è amore: è un’ossessione, una dipendenza, e come tale va curata. Ciò non implica che si debba smettere di amare, ma che dobbiamo farlo in maniera sana e consapevole, avvicinandoci all’altro senza perdere la percezione di noi stesse, per consentire alla nostra individualità di esistere, affermarsi, rafforzarsi, di essere riconosciuta e rispettata, evitando sofferenze e manipolazioni. La donna, spinta dal grande bisogno di essere amata, pure se in maniera sbagliata, arriva ad accettare persino le manifestazioni storpiate e violente d’amore, (o meglio del non amore), come se le sofferenze che il partner le provoca lo legassero di più a lei, anche attraverso il senso di colpa che lui finge di provare nei momenti di pentimento. L’altro, invece, approfittando della bassa autostima di chi tende a lasciarsi sottomettere, la convince di meritare i suoi maltrattamenti fisici e mentali facendo sentire in colpa lei, per soggiogarla ulteriormente. Si crea così un rapporto simbiotico vittima-carnefice. Più si comprende che il sentimento del compagno non è sufficiente a compensare la nostra fame d’amore, più cresce la paura di perderlo, aumenta lo stato di soggezione, diminuisce l’autostima e ci si attacca a lui ancora più disperatamente. Amare troppo è sempre negativo anche nel caso di un partner non patologico: accade spesso che lui, appena si conosce, mostri la parte migliore di sé e poi, col passare del tempo, inizi a darci per scontate e che approfitti della nostra disponibilità per acquisire potere nel rapporto.    A dimostrare che siamo purtroppo noi il problema, è il fatto che, se la situazione dovesse cambiare improvvisamente e ci trovassimo con un compagno dolce, disponibile e gentile, che dimostra ogni giorno il suo amore, non saremmo ugualmente felici; quando otteniamo definitivamente quello che abbiamo sempre desiderato, ci accorgiamo che non è come lo avevamo immaginato. Il rapporto diventa troppo normale e noioso senza quella spinta adrenalinica che trasmetteva l’uomo che ci trascurava, nei pochi momenti in cui si interessava a noi. Questo perché, se non siamo capaci di amare, gli alti e bassi di una relazione più tormentata sono più eccitanti della piatta monotonia e prevedibilità di chi è sempre a nostra disposizione. Solo quando impareremo a valorizzarci, anziché sminuirci, sapremo dare la giusta considerazione a quello che abbiamo attribuendogli un valore aggiunto proprio perché ci appartiene. L’amore non può basarsi sul vuoto del bisogno e della paura, né sul senso di colpa e l’inadeguatezza. In base alla legge della risonanza, le vibrazioni energetiche emanate dalle convinzioni interiori portano in contatto con chi produce lo stesso tipo di vibrazione. La storia della “mezza mela” è un falso mito: una coppia è l’unione di due metà e non di due metà che si appoggiano l’una all’altra in un rapporto che diventa sempre più malato. Solo due persone autosufficienti saranno capaci di instaurare una relazione sana ed equilibrata.

Bibliografia; ( Ruben De Luca, 2015).

Dott.ssa Ilaria Sabò Psicologa-Psicoterapeuta

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