Quando il proprio compagno diventa uno stalker..


Gli uomini che si trasformano in stalker considerano la donna con la quale hanno una relazione, un oggetto di proprietà.

Quando questa sfugge o se ne va, scatta un irrefrenabile bisogno di riprendersi quell’”oggetto”. In qualsiasi modo, anche rotto, anche morta.

Lo stalker considera sua per sempre la propria compagna, anche dopo la separazione.

Gli uomini considerano l’aggressività come un modo per affermare la propria virilità e la loro supremazia. Le donne se agiscono con aggressività nutrono successivamente un profondo senso di colpa.

Generalmente, se la donna non riesce a esprimere la propria rabbia e la collera in un contesto consentito, fa sì che la sua energia venga repressa sfociando poi in ansia e depressione.

La donna può punirsi con comportamenti auto-lesivi, mentre l’uomo considera positivo il suo impulso aggressivo e ne trae soddisfazione.

Per l’uomo la violenza è un modo per ottenere e mantenere il controllo, per la donna è una perdita di controllo.

Spesso gli uomini possono considerare il rifiuto e l’abbandono da parte della compagna, come un insulto alla loro virilità, autostima e immagine di maschio. Perciò un affronto che va punito.

Essi mettono in atto una serie di strategie manipolati per riappropriarsi della donna che affermano di amare, come proposte e tentavi di riconciliazione che si trasformano in pedinamenti, dispetti, minacce e aggressioni.

Pericolosissimo è l’ultimo appuntamento; in tal caso la donna è in pericolo di vita se accetta l’ultimo “chiarimento”, poiché dalla violenza verbale o fisica si può passare con estrema facilità all’omicidio.

Purtroppo i media definiscono tali delitti “passionali” o “raptus di follia”. L’assassino giustifica il proprio atto omicida con l’amore: “l’amavo, non doveva lasciarmi”.

Ciò non ha niente a che vedere con l’amore, ma riguarda il possesso e il controllo.

Non esistono i raptus di follia; l’assassino ha manifestato quasi sicuramente dei segnali in precedenza che purtroppo la donna ha preferito non vedere per il troppo amore, o sottovalutato.

La sgradevole sensazione di non sentirsi più padrone della propria vita è uno dei primi segnali che dovrebbe allarmarci e farci chiudere la relazione sentimentale che stiamo vivendo.

Alcune donne commettono l’errore di considerare la gelosia ossessiva del partner, come semplicemente l’affermazione di un grande amore, e di credere di poter riuscire a cambiare il proprio uomo violento.

Ma ci sono anche quelle donne che pensano di meritare quello che il compagno violente gli infligge, oppure quelle che non reagiscono perché paralizzate dalla paura.

Mai perdonare il primo schiaffo, e ancora meno il secondo, perché significa che si sta instaurando un circolo vizioso ed è presente un’accettazione silenziosa da parte della donna a impersonare il ruolo della vittima autorizzando il compagno ad essere il proprio carnefice.

Molte donne giustificano il primo schiaffo: “E’ nervoso per il lavoro…”, “ha bevuto più del solito…”.

In seguito, il manipolatore/stalker, chiede scusa portando e regali e dando le attenzioni giuste e tutto torna alla normalità.

GRAVE ERRORE!

Lo stalker manifesterà tale comportamento solo temporaneamente, dopo di che tornerà a essere l’uomo violento di prima e probabilmente molto peggio.

L’uomo alterna l’aggressione con la richiesta di essere perdonato, proprio per mandare in confusione la vittima: “non succederà più, se mi lasci mi uccido…”. (aggressività passiva; non lo faranno mai).

E’ questa alternanza tra comportamento brutale e ritorno alla gentilezza, a confondere la vittima, a bloccarla e a spuntare le sue armi di difesa.

La donna dovrebbe essere inflessibile durante i momenti di gentilezza e non giustificare l’aggressività e gli eccessi di rabbia.

La relazione diventa una relazione malata in questi casi.

La vittima perdona il partner per il troppo amore.

Amare troppo però porta inevitabilmente ad amare male, aumentando il rischio di annullare la propria personalità in funzione del partner.

Per le donne è maggiormente rischioso per la loro naturale propensione all’empatia e all’altruismo.

 

Dott.ssa Ilaria Sabò Psicologa-Psicoterapeuta

 

Bibliografia; ( Ruben De Luca, 2015).

 

 

 

 

 

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