Femminicidi e ideologie culturali e sociali


Da sempre nella storia dell’umanità la donna ha avuto bisogno dell’uomo per essere una persona completa per realizzare le sue aspirazioni e creare una famiglia.

Oggi non è più così. Il “maschio”, perciò, si sente privato di una parte di potere molto importante e questa cosa può mandarlo in bestia facendolo reagire con violenza, la prima modalità di relazione appresa nella preistoria e mai abbandonata nonostante secoli di evoluzione, come se si riattivasse nella sua testa una porzione di “cervello primitivo”.

I femminicidi potrebbero essere evitati perché ci sono sempre dei segnali di avvertimento che la situazione sta degenerando. La violenza non si crea mai dal nulla e aumenta progressivamente d’intensità, fino a esplodere.

Nella storia dell’umanità, il maschio si è sempre considerato superiore alla femmina che, d’altra parte, ha sempre permesso che ciò accadesse.

L’uomo si sente forte e, anche se nel suo cervello a volte sorgono dei dubbi, gli è stato insegnato a non ammettere le debolezze neppure con se stesso.

La forza e il controllo devono essere esibiti in tutte le circostanze e lui è stato abituato dalla società, dall’educazione e dalle convenzioni sociali che la donna ha bisogno di protezione e guida.

Molti uomini però non possiedono ancora gli strumenti per comprendere appieno, e adattarsi, al fatto che la donna contemporanea sia cambiata e non corrisponda più alla “figurina”tramandata dalla tradizione, (angelo del focolare).

La donna di oggi è una donna in carriera, emancipata, autonoma e indipendente, e non più quella che si dedica solo alle faccende domestiche e ai figli.

L’uomo risulta sempre più frustrato da ciò. L’uomo contemporaneo è stressato.

Egli non sa più come relazionarsi a una donna, sempre più indipendente, esigente, autonoma.

Fino al 1981 esisteva il delitto d’onore; cioè in Italia, se un uomo uccideva la moglie, la sorella o la figlia, “nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della famiglia”, ciò prevedeva una pena limitata (da tre a sette anni). Se invece era la moglie a uccidere il marito era condannata all’ergastolo.

Oggi non è più così, ma molti uomini non lo sanno e non accettano il cambiamento che ha portato alla diminuzione dei loro privilegi e quindi reagiscono male quando la “loro” donna ragiona di testa sua.

Lo stalker è un soggetto molto fragile di fronte alle separazioni, abbandoni o rifiuti.

Soprattutto nelle relazioni interpersonali la sensibilità è particolarmente spiccata e si accentua quando vive il cosiddetto “colpo dell’abbandono improvviso” (CAI), termine coniato da Massimo Lattanzi nel 2007.

Il C.A.I. sembra essere la matrice delle condotte dello stalker. E’ quell’istante che cambierà per sempre la loro esistenza, come se all’improvviso prendessero coscienza con una parola, una frase, un gesto o una semplice sensazione, che stanno per essere lasciati, che qualcosa sta cambiando nella loro relazione.

A questo punto gli atteggiamenti persecutori servono al soggetto per contenere l’ansia da separazione e la conseguente paura di restare solo: meglio perseguitare il partner e farsi odiare piuttosto che interrompere qualsiasi contatto.

Nel 2013 sono stati registrati 179 femminicidi in Italia. Ogni 49 ore una donna viene uccisa dal rappresentate di una delle seguenti categorie: marito, ex-marito, fidanzato, convivente o compagno.

Purtroppo, nel resoconto dei casi di cronaca, capita che alcuni giornalisti di sesso maschile abbiano la cattiva abitudine, magari inconscia, di dare una sorta di giustificazione implicita all’azione di chi uccide le compagne: nelle loro descrizioni infatti, spesso l’assassino “ha perso il controllo”, ha agito “in preda a un raptus”, ha ucciso “perché l’amava troppo” o perché “non sopportava di essere lasciato”.

Queste rappresentazioni sono estremamente pericolose. Quando un uomo uccide la compagna, lo fa sempre in maniera premeditata perché lei non accetta più di essere la SUA donna.

Tornado ai segnali di avvertimento, propedeutici a una possibile aggressione: possiamo dire che un primo segnale da non sottovalutare è l’eccessiva violenza verbale.

La violenza del linguaggio non dovrebbe mai essere sottovalutata perché è la prima spia di una visione distorta della donna, secondo la quale si attribuisce a lei la colpa per lo scatenamento delle pulsioni aggressive.

Secondo analisi statistiche, quando una donna viene uccisa dal compagno o da un ex, prima dell’omicidio ci sono sempre degli episodi stalking più o meno gravi e delle violenze fisiche.

Questi femminicidi possono essere prevenuti se le donne imparano a riconoscere le modalità tipiche del manipolatore.

Il più pericoloso è lo psicopatico che è abilissimo a manovrare gli altri a suo piacimento perché li considera come semplici oggetti.

Il suo obiettivo è sempre quello di mantenere il controllo della situazione, è l’unica cosa che gli interessa veramente; i sentimenti e le esigenze delle altre persone non vengono minimamente prese in considerazione.

Solitamente hanno sono individui eloquenti e brillanti, sono bravi ad analizzare le situazioni, intrattenere gli altri in maniera divertente, essere buoni conversatori alla battuta facile e raccontare un sacco di storie convincenti.

Spesso però si può notare che danno l’impressione di recitare un ruolo in modo meccanico.

Hanno un modo esagerato di considerare loro stessi, ritenendosi al centro dell’universo, esseri superiori.

Essi presentano una totale assenza di rimorso per le conseguenze devastanti dei loro comportamenti.

Spesso si mostrano completamente freddi e distaccati senza sensi di colpa e senza nessun segno di pentimento.

Lo psicopatico attribuisce la responsabilità dei propri comportamenti a tutto il mondo tranne che a se stesso.

Egli non ha empatia, non sente emotivamente l’altra persona, considerandola un semplice oggetto la cui funzione è soddisfare i propri bisogni egoistici.

Perciò attenzione! I bersagli preferiti di questa tipologia di persone sono le donne che hanno delle fragilità.

 

Dott.ssa Ilaria Sabò Psicologa-Psicoterapeuta

ilariasabo@icloud.com

 

 

Bibliografia:

 

“Amare uno stalker”, (Ruben De Luca).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...