Alimentazione e il “peso” delle emozioni


Cosa succede al nostro corpo e soprattutto alla nostra mente quando ci mettiamo a dieta? A differenza di quanto si potrebbe pensare, mente e corpo non sono due entità distinte e autonome, che si sviluppano, modificano e adattano senza nessuna influenza reciproca.

Mente e corpo sono uniti inscindibilmente e si influenzano reciprocamente: il dolore dell’anima può ripercuotersi sul corpo con veri e propri sintomi fisici, disturbi e dolori apparentemente inspiegabili.

Reciprocamente quindi in una situazione in cui si riduce l’apporto calorico e si determina una perdita di peso, si possono sviluppare particolari atteggiamenti e comportamenti nei confronti del cibo, modificazioni emotive, sociali e cognitive.

In uno studio effettuato negli anni ’50 (Keys) e ripetuto negli anni ’90 (Garner) è stato dimostrato come la restrizione alimentare e la conseguente perdita di peso determinano nell’organismo una serie di modificazioni psicobiologiche e sociali definite “sindrome da digiuno“. Gli effetti di questa sindrome portano le persone a dieta, dopo un primo periodo di restrizione alimentare, ad abbandonare la dieta e nella maggior parte dei casi a riprendere il peso perduto sotto la spinta di un impulso biologico verso il cibo.

Alcuni degli effetti della sindrome da digiuno sono:

  • preoccupazione per il cibo;
  • inusuali abitudini alimentari;
  • ansia;
  • irritabilità;
  • depressione;
  • umore variabile;
  • aumento della fame;
  • diminuzione della capacità di concentrazione;
  • apatia;
  • disturbi del sonno;
  • debolezza;
  • ritenzione idrica;
  • disturbi gastrointestinali.

La relazione tra cibo ed emozioni è oggi confermata da numerose ricerche. La confusione tra cibo e sentimenti, cioè “fame emotiva“, è oggi diffusa tra le persone: ansia, noia, solitudine, depressione e rabbia possono contribuire all’alimentazione eccessiva. Non bisogna comunque pensare che le persone siano impotenti verso i propri comportamenti alimentari o che la fame emotiva sia una debolezza: di per sé non è una malattia, né un disturbo può essere considerata una dipendenza.

La fame emotiva può essere controllata identificando, accettando, provando le emozioni e sviluppando alternative comportamentali in grado di separare i sentimenti dal cibo: in questo modo si elimina la sensazione di impotenza sul cibo e a normalizzare o ridurre in modo salutare il proprio peso.

La difficoltà ad identificare ed accettare le emozioni e la confusione emotiva spinge ad utilizzare comportamenti che possano dissipare in maniera rapida lo stato emotivo negativo. Questa modalità (del fare) si attiva quando si sente che l’emozione è intollerabile  e mangiare diventa un comportamento indispensabile e incontrollabile. Una modalità di gestione più funzionale è quella definita modalità essere con cui diventiamo più abili a riconoscere, accettare e distanziarci dalle emozioni senza mettere un atto comportamenti disfunzionali di modulazione dell’umore.

Il circolo vizioso dell’alimentazione emotiva può essere così raffigurato:

Schermata 2016-02-26 alle 16.11.16

La nostra risposta ad un evento può essere di tipo emotivo o ragionata: nel primo caso comportamento e pensieri sono controllati dallo stato emotivo, nel secondo la persona pensa razionalmente per cui decentra e distanzia l’azione dalle emozioni, pianifica il comportamento, focalizza l’attenzione e usa le parole per capire la realtà.

Nella maggior parte delle persone in sovrappeso, con episodi di alimentazione emotiva, sono presenti problemi di bassa tolleranza alle emozioni, ci sono cioè difficolta a riconoscere e gestire adeguatamente gli stati emotivi sia negativi che positivi adottando così comportamenti disfunzionali di modulazione dell’umore. Stare a dieta può accentuare questa difficoltà a riconoscere e gestire le proprie emozioni.

Alcuni dei comportamenti disfunzionali più comuni e frequenti di modulazione dell’umore sono:

  • spuntini furtivi (nel tardo pomeriggio, la sera o la notte);
  • mangiare in diversi luoghi differenti per tutta la giornata (si pensa di non provare emozioni, in realtà c’è incertezza su ciò che si prova e spesso sotto ci sono sentimenti  di rabbia o paura):
  • abbuffata compulsiva (ingestione rapida di cibo in breve tempo seguita da denso di colpa e “disgusto” di sé).

Nelle persone con alimentazione emotiva la bassa tolleranza alle emozioni può mantenere i problemi di sovrappeso agendo direttamente attraverso questi comportamenti disfunzionali e indirettamente alimentando problemi interpersonali, la bassa autostima e l’esasperazione del controllo dell’alimentazione, del peso, del corpo come unici parametri di valutazione del proprio valore come così schematizzato:

Schermata 2016-02-26 alle 17.23.35

 

Autore articolo
Dott.ssa Eleonora Cittadino|Psicologa

Bibliografia
Alleri P., Ruocco R. “Il peso delle emozioni” – Franco Angeli

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