La rabbia: un’emozione sana ma come gestirla?


La rabbia è un’emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche, insieme alla gioia e al dolore, è una tra le emozioni più precoci; il bambino che non è coccolato dalla mamma ha come reazione il pianto che equivale allo sfogo della rabbia. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma d’intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

C’è chi dice di non arrabbiarsi mai, e chi è sempre pronto a scattare. La rabbia è la reazione a un limite, esprime il bisogno, molto vitale, di affermare il proprio Io: i bambini si arrabbiano violentemente, con le cose, con i divieti e le persone.

Come tutte le emozioni, la rabbia non è mai giusta, o sbagliata: c’è, e bisogna prenderne atto, comprenderla, e gestirla al meglio.

Reprimere le manifestazioni d’ira significa calpestare il proprio Io ed è nocivo alla salute psicofisica: depressione, problemi psicosomatici come l’ulcera e l’emicrania possono colpire i troppo accomodanti.

Chi invece esprime la rabbia, al di là dello sfogo catartico entro poco tempo, si trova ad affrontare grossi disagi relazionali. Soprattutto se a scatenare l’emozione sono conflitti con genitori, partner, e colleghi; di solito, più è intensa la relazione, più violenta è l’aggressività che si scatena nei contrasti.

Inghiottire la rabbia fa male, gridarla anche. Non risolve, ma perpetua il problema.

Alcune persone, seppur intelligenti e capaci, si possono mostrare arroganti e incapaci nel relazionarsi in maniera cortese ed educata con gli altri. Questi soggetti sono privi di quella che in psicologia è chiamata intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva può essere definita l’intelligenza del cuore. E’ responsabile della nostra autostima, della consapevolezza dei nostri sentimenti, pensieri, emozioni; presiede alla nostra sensibilità, all’adattabilità sociale, all’empatia, alla possibilità di autocontrollo.

 

 

 

Essere dotati d’intelligenza emotiva significa essere empatici, cioè riconoscere i sentimenti altrui sintonizzandoci con essi e comprenderli, ed essere dotati di capacità assertiva ovvero esprimere i propri bisogni e opinioni in modo appropriato ed efficace.

Nella quotidianità di tutti i giorni possono capitare piccoli avvenimenti per i quali si scatenano emozioni come la frustrazione (es. essere trattati male da un collega), ma non si reagisce.

Molte persone, per lasciarsi andare, hanno bisogno di sperimentare che non succede nulla di grave se si perde il controllo.

Spesso alla rabbia apparentemente non si reagisce; ma non è detto che questo sia realmente ciò che accade; la mancata reazione può essere dovuta al negato contatto emotivo con il sentimento rabbia, quindi si arriva all’alessitimia, ovvero l’incapacità di sentire sul piano emotivo le emozioni, le quali vengono fatte scivolare direttamente sul corpo fino a somatizzarle; capita così di avere mal di pancia o mal di testa senza cause organiche, fino ad arrivare a vere e proprie patologie.

La maggior parte delle volte però può capitare il contrario; l’eccessivo sfogo delle proprie emozioni e il mancato controllo della rabbia può arrecare conseguenze negative a se stessi e agli altri. Prendere tutto come un attacco personale, sentirsi messi in discussione solo per la scortesia di una commessa o feriti per la disattenzione di un collega è l’inizio dell’iter che percorriamo ogni qualvolta s’innesca il meccanismo “rabbia”.

Ma perché ci arrabbiamo?

Una delle tante spiegazioni che si danno alla rabbia è riferita ad un passato lontano dove non c‘ entrano né commesse né colleghi, ma fantasmi che appartengono alla nostra infanzia. Questa teoria ci riporta qualche tempo fa, quando i nostri genitori non ci hanno fatto sentire abbastanza apprezzati e sostenuti; è proprio allora che sono nati il dolore e questa rabbia, che sfugge al controllo e che spinge a reagire esageratamente di fronte alla più piccola frustrazione.

Secondo la maggior parte degli studi effettuati al riguardo i casi più frequenti di mancato autocontrollo sono stati identificati in soggetti che hanno avuto genitori critici, intolleranti e svalutanti, togliendo quella sicurezza senza la quale si resta indifesi come bambini, in balia dei giudizi e delle conferme degli altri.

E se queste conferme non arrivano ecco che rimonta la voglia di protestare per questo amore che ci è stato negato.

Non è facile ammettere che siamo noi a sentirci inadeguati quando sembra più accettabile dare la colpa agli altri, e la soluzione non è sicuramente nell’accusare mamme e papà, ma nel recuperare il bambino che è in noi e fargli fare pace con la nostra parte adulta.

Nel frattempo si deve cercare di esplicitare il proprio disagio al meglio, evitando che l’interlocutore si senta aggredito.

Essere diretti e sinceri non significa necessariamente ferire gli altri, (comunicazione assertiva).

Come ci dobbiamo comportare? Quando siamo nervosi, arrabbiati possiamo scaricare la tensione con attività fisiche: frequentare una palestra, praticare sport, partecipare al tifo della la propria squadra del cuore, lavorare manualmente, ecc. Se ci sentiamo contratti, “legati”, può essere utile farsi massaggiare, qualunque sia la tecnica usata,con un buon rilassamento.

Se il malessere tende alla cronicizzazione significa che vi è un comportamento, uno stile di vita ormai consolidato su cui occorre lavorare più approfonditamente con una psicoterapia.

E’ fondamentale essere consapevoli il più possibile del nostro vissuto emotivo.

Il primo passo per cercare di allearsi con la propria rabbia è ascoltarla bene, e cercare di capire chiaramente il suo messaggio: dove ci sentiamo colpiti, cosa vorremmo. Una volta definita, con calma, la posizione che riteniamo giusta per noi, possiamo affermarla assertivamente.

 

Dott.ssa Ilaria Sabò Psicologa-Psicoterapeuta

ilariasabo@icloud.com

 

Bibliografia:

(Luigi Mastronardi)

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