Il dialogo fallimentare (nella coppia): 2° “ingrediente”


Se puntualizzare (1° “ingrediente”) provoca reazioni in contrasto con l’intenzione di partenza, il recriminare addirittura trasforma le colpe dell’altro in diritti legittimi.

Recriminare, e cioè sottoporre il partner ad un processo dove si puntualizzano le sue colpe, anche se può sembrare un modo corretto di chiarificazione, produce nell’accusato reazioni emotive di ribellione.

Anche in questo caso ci ritroviamo di fronte ad una modalità comunicativa ed emotiva che trasforma un messaggio corretto in un atto relazionale in cui l’attenzione si sposta dai contenuti alla sfera emotiva: sentirsi inquisiti e condannati fa scattare emozioni di rifiuto e stizza. Questo fa si che la colpa venga cancellata e fa nascere la voglia si scappare o aggredire.

Ogni atto comunicativo ha al tempo stesso un effetto informativo e uno relazionale (P. Watzlawick): quando comunichiamo non conta solo il significato di ciò che stiamo dicendo, perché il come lo diciamo ne amplifica, ne riduce o ne trasforma l’effetto.

Benché ad un livello razionale possiamo pensare che il nostro partner abbia ragione quando recrimina, ad un livello irrazionale siamo spinti a reagire come se fossimo degli innocenti condannati ingiustamente.

Ragione ed emozione sono spesso in conflitto e di solito è la seconda ad avere la meglio.

“Gli esseri umani sono capaci di sublimi autoinganni: trasformano le proprie colpe in colpe altrui…” (Nietzsche)

E’ opportuno dunque ricordare che ogni volta che recriminiamo qualcosa a qualcuno il risultato sarà un rifiuto emotivo e non l’accettazione delle nostre ragioni: ciò conduce al distacco o può trasformarsi in uno scontro.

Il recriminare ha più a che fare con la prassi giuridica che non con la sfera relazionale e in quest’ultimo caso tali modalità comunicative non funzionano affatto. La trasposizione di qualcosa che è efficace in una requisitoria processuale all’ambito delle relazioni produce effetti negativi in quanto non adeguate al contesto.

Recriminare può essere paragonato quindi ad un giudice che si erige contro un colpevole che deve affrontare una requisitoria.

Ciò che conta nelle relazioni affettive quando comunichiamo non è il contenuto, ma il messaggio emotivo che viene fuori dal modo e dalla forma in cui comunichiamo.

Autore Articolo

Dott.ssa Eleonora Cittadino|Psicologa

(eleonora.cittadino@tin.it – 338 4251947)

Bibliografia

Nardone Giorgio “Correggimi se sbaglio” – Ponte alle Grazie

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