La relazione materna: il Caregiver sensibile


LA RELAZIONE MATERNA: IL CAREGIVER SENSIBILE

Qualità di una madre e di un ambiente, sufficientemente buoni

•AFFIDABILITA’ (Reliability)
•ADATTABILITA’ (Adaptation)
•CONTINUITA’ (Continuity)
•COSTANZA (Constancy)

Queste saranno anche le qualità di un sufficientemente buon terapeuta.

In quest’ultimo decennio Elizabeth Meins ha sviluppato uno studio che si interroga su chi sia il caregiver “sensibile”, in grado di favorire lo sviluppo mentale del bambino: le sue ricerche hanno messo in evidenza la relazione tra l’attitudine del caregiver a trattare il piccolo come dotato di una mente sia con l’attaccamento sicuro che con lo sviluppo successivo delle capacità mentalistiche del bambino.


La Meins conia il termine —intraducibile in italiano — “mind-mindedness” (in cui mindedness è la capacità di auto-osservazione, introspezione, insight personale e abilità di vedere e riconoscere il collegamento fra il Self, gli altri e i problemi) per indicare l’inclinazione della madre a concepire e trattare il figlio, già in età preverbale, come agente mentale, cioè in grado di avere e di comprendere stati mentali piuttosto che essere un semplice portatore di bisogni.
Quindi, quella madre che utilizza “un linguaggio più aderente agli stati mentali negli scambi conversazionali che intrattiene con il suo bambino di sei mesi, ha maggiori probabilità di favorire la nascita di un attaccamento sicuro nel figlio ad un anno di età” (Meins, Fernyhough, Wainwright 2002)
Chi è, dunque, il caregiver sensibile?
Secondo la Meins, (in accordo anche con Fonagy) è colui che è in grado di impegnarsi col bambino e trattarlo come un individuo dotato di stati mentali piuttosto che come una “tabula rasa”. Inoltre essersi sentito oggetto della mentalizzazione di qualcuno chiaramente aumenta le capacità di mentalizzazione del bambino piccolo.
Il mondo delle rappresentazioni è basato e costruito a partire dall’esperienza dell’interazione, più precisamente dall’esperienza soggettiva di essere con un’altra persona (“essere con” Stern “funzione di rispecchiamento” Winnicott, Fonagy).
L’esperienza dell’interazione può essere un’esperienza reale, vissuta, oppure un’esperienza virtuale, immaginata, fantasticata.
In ogni caso l’interazione esiste sempre.
Le rappresentazioni delle relazioni oggettuali non si formano quando l’esterno viene portato all’interno, ma si formano dall’interno in base a quanto accade al Sé quando si trova con gli altri.
Dunque tali rappresentazioni non sono rappresentazioni di oggetti né di persone, né di immagini né di parole; sono rappresentazioni di esperienze di interazione con qualcuno. (D. Stern).
Le rappresentazioni del bambino nascono da eventi interpersonali soggettivi, affettivamente carichi.
Nascono da esperienze ricorrenti delle interazioni quotidiane tra il bambino e i suoi genitori (attività vitali basate sul principio del piacere).
Non vengono messe dentro dall’esterno ma vengono costruite dall’interno, dall’esperienza del Sé di “essere con” l’Altro.
Se il bambino interagisce empaticamente con il caregiver, comincia a formarsi una rappresentazione di “come lui si sente mentre sta con l’altro in un certo modo” (Stern).
Le rappresentazioni dell’esperienza di partecipare a queste interazioni comprende elementi diversi: sensazioni, percezioni, affetti, azioni, motivazioni, elementi contestuali ecc., che possono essere registrati nell’esperienza vissuta o far parte del ricordo di “essere con” un altro.
Queste prime fondamentali rappresentazioni non sono verbali.
“Non riguardano tanto la conoscenza quanto il fare e l’essere” (Stern).
La capacità di una madre di mantenere nella sua mente una rappresentazione del bambino come possessore di sentimenti, desideri e intenzioni, consente al bambino di scoprire la sua propria esperienza interiore attraverso la rappresentazione che sua madre ha di lui; questa rappresentazione avviene in modi diversi nelle diverse fasi di sviluppo del bambino e dell’interazione madre – bambino.
Sono le osservazioni della madre dei cambiamenti, momento per momento, dello stato mentale del bambino e la sua rappresentazione di questi, prima nei gesti e nelle azioni e poi nelle parole e nei giochi, a trovarsi al centro di un caregiving sensibile, ed è fondamentale, in ultima analisi, per lo sviluppo delle capacità del bambino stesso” (Slade 2005).
In che modo la rappresentazione influenza il comportamento?
Per rispondere a questa domanda bisogna indagare sullo stato della rappresentazione e sulla sua articolazione con il comportamento nell’istante in cui viene realizzato. Bisogna avere la possibilità di esaminare ciò che accade nella mente nel breve lasso di tempo del “Present moment”: “ciò che sta accadendo ora nella relazione”. (“quanto lungo è ora?”)
Stern e gli studiosi del Boston CPSG (Change Process Study Group: Nadia Stern, Karlene Lyons-Ruth, Lou Sandler, Edward Tronick, Colwyn Trevarthen,Berry Trazelthon, Beatrice Beebe) e soprattutto Stern nel suo libro “Il momento presente” parlano del PRESENT MOMENT – MOMENTO PRESENTE Noi siamo psicologicamente e consciamente vivi solo ora, nel momento presente, quando viviamo la vita così com’è.
“E’ il momento di esperienza soggettiva nell’atto del suo compiersi, così come viene vissuta (non dopo quando viene riformulata a parole o ripensata)”.
Ogni momento presente, se condiviso, genera consapevolezza e ciò rappresenta un’esperienza fondamentale di cambiamento.
I momenti presenti più importanti (lo sono alcuni momenti topici della terapia), sono quelli in cui due persone stabiliscono un contatto intersoggettivo e si determina quella reciproca inter-penetrazione delle menti che ci permette di dire “io so che tu sai che io so” o “io sento che tu senti che io sento” o “io penso che tu pensi che io penso”.
In questa lettura dei contenuti mentali dell’altro, spesso reciproca, si fa esperienza di uno scenario mentale comune.
Noi siamo in grado di “leggere” le intenzioni degli altri e di sentire nel nostro corpo le loro sensazioni ed emozioni, e ciò non in forma mistica, ma osservandone il volto, i movimenti, la postura, ascoltandone il tono della voce, e rilevando il contesto presente del loro comportamento.
Momenti come questo possono cambiare il corso della vita e orientare la storia relazionale dell’individuo e, pertanto, sono un tema di grande interesse, soprattutto in psicoterapia.

Dott.ssa Ilaria Sabò Psicologa-Psicoterapeuta Bioenergetica
ilariasabo@icloud.com

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